pubblicato 14/gen/2010 07:02 da Cine Way
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aggiornato in data 14/gen/2010 07:07
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MEXICO
Chi è un trans? Un film cerca la risposta, e per conoscerla si può
prenotare l' anteprima, lunedì 11 al Mexico (via Savona 57, tel. 02.48.
95.18.02 per riserva posto a 6). Titolo: «O sei uomo o sei donna...
chiaro?», regista Enrico Vanni, fiorentino, in sala alle proiezioni
delle ore 20 e delle 22, insieme ad alcuni trans, interpreti del film.
Prodotto dalla milanese McKenzie Doc, girato a Milano, il lavoro
affronta un tema di scottante attualità senza entrare nel gossip, ma
indirizzando il pubblico a riflettere sui modelli di riferimento della
società (nella foto, don Gallo). Molte interviste, fra cui quella alla
sociologa Porpora Marcasciano, fanno da introduzione a episodi fiction
sul pregiudizio. Uno su tutti il risultato a un test aziendale che vede
vincere trans, subito rifiutato alla scoperta dei dati anagrafici. Nel
film c' è una frase da ricordare: «Via le trans dalle strade, ma allora
aprite loro le porte degli uffici». (Giancarlo Grossini)
Grossini Giancarlo
Pagina 23 (9 gennaio 2010) - Corriere della Sera Guarda L'articolo
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pubblicato 11/dic/2009 09:19 da Elena Albanese
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aggiornato in data 11/dic/2009 10:44
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pubblicato 11/dic/2009 09:05 da Elena Albanese
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aggiornato in data 11/dic/2009 09:19
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- C'È anche Gabriele Belli, il trans che sta facendo parlare di sè al
Grande Fratello, nella docufiction O sei uomo o sei donna... chiaro?
film che il regista fiorentino Enrico Vanni ha girato due anni fa (lo
ha prodotto una casa indipendente milanese, la "McKenzie doc") per
spiegare - prima di tutto a se stesso - la transessualità e il
transgenderismo. Vanni, che prima di questo film ha realizzato numerosi
corti, alcuni anche premiati, tra le mani, oggi, ha un'opera sulla
cresta del gossip, senza però volerlo essere: la partecipazione di un
concorrente del reality televisivo più visto e chiacchierato e il caso
Marrazzo. Ma per Vanni, che presenta il video nell'ambito del Queer
festival, il pettegolezzo non conta. «Vorrei che questo film fosse
considerato uno strumento didattico». Come è nato il film? «Quattro
anni fa vivevo in un quartiere di Milano dove si prostituivano molte
trans. Ogni sera, tornando a casa, mi ponevo alcune domande: perché le
transessuali sono costrette a battere? Perché non possono fare un
lavoro comune? Perché non esistono film che raccontino con semplicità
didattica le ragioni di questo fenomeno?». Il montaggio alterna
interviste a transessuali a veri e propri corti. «Ho scelto questa
commistione sia perché volevo comunque mantenere un contatto con il
cinema di fiction, da cui provengo, sia perché volevo gestire il tema
da due punti di vista diversi: così la spettatore capisce comunque». Un
film così meriterebbe una circuitazione più larga dell'ambiente gay. «A
parte che sul transgenderismo c'è ancora molta ignoranza anche nella
comunità omosessuale, O sei uomo o sei donna è stato visto anche da un
pubblico più generalista. Ma attraverso il passaparola». La
transessualità fa ancora paura al mondo del cinema? «Per non parlare
delle tv. Anche ora che il film è d'attualità, lo rifiutano: 'Sa, il
nostro direttore è cattolico' è la risposta più comune, ed
effettivamente nel documentario la Chiesa emerge come responsabile dei
pregiudizi».
- Guarda l'articolo
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pubblicato 30/nov/2009 11:43 da Elena Albanese
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aggiornato in data 11/dic/2009 10:40
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Il
fiorentino Enrico Vanni presenta al Queer un lavoro sul mondo trans.
Che neanche a dirlo trova difficoltà distributive - Intervista a Enrico
Vanni
Fughiamo ogni dubbio: il fiorentino Enrico Vanni,
sui transessuali, ha iniziato a lavorare tre anni fa. E se oggi si
trova in mano un docu-fiction, O sei uomo o sei donna...siccome era un
trans, allora...». Il suo lavoro verrà proiettato all’Odeon di Firenze
il 30 novembre all’interno del Florence Queer Festival (alle 16.30). Vanni,
com’è nato il lavoro? «Abitavo in una zona di Milano dove la sera
rincasando incontravo delle trans: ho iniziato ad incuriosirmi,
pensando di scrivere qualcosa su di loro, ma per documentarmi trovavo solo pubblicazioni di
taglio medico. Alla fine ho scoperto l’Associazione Crisalide, che mi
ha aperto un mondo... E a low budget (coproduce la McKenzie Bros) ho
iniziato il lavoro, aiutato da alcuni trans che mi hanno fornito libri
e video». Come è strutturato il docu-fiction? «In un’ora scarsa ci
focalizziamo su 5 tematiche legate al mondo trans, dalla storia al
particolare lessico usato, dalla legislazione in materia al mondo del
lavoro passando per nozioni scientifiche, che vengono introdotte da
rappresentanti illustri della comunità. Il tutto intervallato da corti
di fantasia, sempre legati al tema specifico, ed a interviste, stavolta
a trans per così dire qualsiasi». C’è un messaggio, un orientamento nel
lavoro? «Nessun messaggio, nessuna opinione. Ho solo cercato di
restituire al pubblico quello che è stato il mio percorso di
avvicinamento al mondo trans per informare, suscitare domande e
riflessioni. Ma certo la Chiesa ne esce neanche troppo larvatamente
come la responsabile dei preconcetti nei confronti dei trans». Questo
le ha creato problemi? «Basti dire che abbiamo mandato il dvd a tutte
le televisioni, italiane e straniere: dall’estero ci sono state
richieste, da paesi insospettabili come Iraq, Emirati Arabi e Iran è
emerso interesse, dall’Italia molti complimenti e niente di fatto. Un
canale nazionale di Stato, taccio il nome, ci ha risposto che “il
direttore è cattolico, non possiamo mandarlo in onda”». Il passaggio al
Queer è decisivo... «Sì, sarà un’anteprima. In seguito verrà presentato
al Cinema Mexico, l’unico monosala rimasto a Milano. Certo che al di là
del festival fiorentino, il cui pubblico è composto prevalentemente da
chi il mondo gay e trans lo conosce bene, sarebbe importante fare
vedere il lavoro agli altri, magari ai ragazzi». L'Unità edizione di Firenze del 18 novembre 2009 Guarda l'articolo
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