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Un regista fiorentino e il mondo dei trans Repubblica — 29 novembre 2009 pagina 15 sezione: FIRENZE

pubblicato 11/dic/2009 09:05 da Elena Albanese   [ aggiornato in data 11/dic/2009 09:19 ]
C'È anche Gabriele Belli, il trans che sta facendo parlare di sè al Grande Fratello, nella docufiction O sei uomo o sei donna... chiaro? film che il regista fiorentino Enrico Vanni ha girato due anni fa (lo ha prodotto una casa indipendente milanese, la "McKenzie doc") per spiegare - prima di tutto a se stesso - la transessualità e il transgenderismo. Vanni, che prima di questo film ha realizzato numerosi corti, alcuni anche premiati, tra le mani, oggi, ha un'opera sulla cresta del gossip, senza però volerlo essere: la partecipazione di un concorrente del reality televisivo più visto e chiacchierato e il caso Marrazzo. Ma per Vanni, che presenta il video nell'ambito del Queer festival, il pettegolezzo non conta. «Vorrei che questo film fosse considerato uno strumento didattico». Come è nato il film? «Quattro anni fa vivevo in un quartiere di Milano dove si prostituivano molte trans. Ogni sera, tornando a casa, mi ponevo alcune domande: perché le transessuali sono costrette a battere? Perché non possono fare un lavoro comune? Perché non esistono film che raccontino con semplicità didattica le ragioni di questo fenomeno?». Il montaggio alterna interviste a transessuali a veri e propri corti. «Ho scelto questa commistione sia perché volevo comunque mantenere un contatto con il cinema di fiction, da cui provengo, sia perché volevo gestire il tema da due punti di vista diversi: così la spettatore capisce comunque». Un film così meriterebbe una circuitazione più larga dell'ambiente gay. «A parte che sul transgenderismo c'è ancora molta ignoranza anche nella comunità omosessuale, O sei uomo o sei donna è stato visto anche da un pubblico più generalista. Ma attraverso il passaparola». La transessualità fa ancora paura al mondo del cinema? «Per non parlare delle tv. Anche ora che il film è d'attualità, lo rifiutano: 'Sa, il nostro direttore è cattolico' è la risposta più comune, ed effettivamente nel documentario la Chiesa emerge come responsabile dei pregiudizi».
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