pubblicato 11/dic/2009 09:05 da Elena Albanese
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aggiornato in data 11/dic/2009 09:19
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- C'È anche Gabriele Belli, il trans che sta facendo parlare di sè al
Grande Fratello, nella docufiction O sei uomo o sei donna... chiaro?
film che il regista fiorentino Enrico Vanni ha girato due anni fa (lo
ha prodotto una casa indipendente milanese, la "McKenzie doc") per
spiegare - prima di tutto a se stesso - la transessualità e il
transgenderismo. Vanni, che prima di questo film ha realizzato numerosi
corti, alcuni anche premiati, tra le mani, oggi, ha un'opera sulla
cresta del gossip, senza però volerlo essere: la partecipazione di un
concorrente del reality televisivo più visto e chiacchierato e il caso
Marrazzo. Ma per Vanni, che presenta il video nell'ambito del Queer
festival, il pettegolezzo non conta. «Vorrei che questo film fosse
considerato uno strumento didattico». Come è nato il film? «Quattro
anni fa vivevo in un quartiere di Milano dove si prostituivano molte
trans. Ogni sera, tornando a casa, mi ponevo alcune domande: perché le
transessuali sono costrette a battere? Perché non possono fare un
lavoro comune? Perché non esistono film che raccontino con semplicità
didattica le ragioni di questo fenomeno?». Il montaggio alterna
interviste a transessuali a veri e propri corti. «Ho scelto questa
commistione sia perché volevo comunque mantenere un contatto con il
cinema di fiction, da cui provengo, sia perché volevo gestire il tema
da due punti di vista diversi: così la spettatore capisce comunque». Un
film così meriterebbe una circuitazione più larga dell'ambiente gay. «A
parte che sul transgenderismo c'è ancora molta ignoranza anche nella
comunità omosessuale, O sei uomo o sei donna è stato visto anche da un
pubblico più generalista. Ma attraverso il passaparola». La
transessualità fa ancora paura al mondo del cinema? «Per non parlare
delle tv. Anche ora che il film è d'attualità, lo rifiutano: 'Sa, il
nostro direttore è cattolico' è la risposta più comune, ed
effettivamente nel documentario la Chiesa emerge come responsabile dei
pregiudizi».
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